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Neanche con un morso all’orecchio

Senza stare qui a parlarvi della mia assenza dal blog, vi vorrei invece parlare del libro che ho da poco finito di leggere. Questa volta non l’ho scelto io ma mi è stato regalato da chi pensava che per il tema trattato mi sarebbe piaciuto: e aveva ragione.

Si tratta del libro di Flavio Insinna, noto attore e conduttore tv, “Neanche con un morso all’orecchio” edito da Mondadori, racconto autobiografico e intimista del rapporto dell’artista (o meglio artigiano, come ama definirsi) con il padre.

La narrazione entra subito nel vivo con il ricovero in ospedale dell’anziano padre  già affetto da tempo da una grave malattia, e prosegue attraverso il racconto delle settimane che lo accompagnano verso la scomparsa del genitore.

La prosa è agile, snella, mai pesante, aiutata anche dal fatto di essere strutturata in piccoli capitoli dove l’autore, intervallando  momenti di presente narrativo ad aneddoti passati, si mette a nudo completamente in un discorso intimo e personale spesso rivolto direttamente al padre.

Insinna si racconta come uomo e soprattutto come figlio, con tutte le sue fragilità e insicurezze mostrandoci a pieno il suo attaccamento alla famiglia, il branco, come più volte la definisce, che d’un tratto vacilla sotto i colpi della consapevolezza di stare perdendo il capobranco. Flavio si scopre ancora bisognoso della sua figura di riferimento, sentendosi quasi inadeguato ad affrontare la vita (all’alba dei 50 anni) sapendo che lui non ci sarà più.

È il racconto di una persona normale, fatto dall’Insinna uomo e non artista, che ci fa scoprire il lato umano e intimo di un attore del quale ci è sempre stato mostrato il lato ironico, l’Insinna carabiniere in Don Matteo o alle prese con i pacchi su Rai Uno.

Pur non mancando aneddoti che l’autore ricorda col sorriso la trattazione è spesso toccante, malinconica, a volte rabbiosa. Un libro toccante e profondo che mi ha fatto rivalutare l’artista ma soprattutto l’uomo Flavio Insinna.

Un libro per chi non ha paura di farsi scendere una lacrimuccia, come non ha avuto paura Insinna di mettere nero su bianco, senza mezzi termini, tutto il suo amore per il padre e per la famiglia.

Ora vi tocca solo leggerlo per scoprire a cosa si riferisce il titolo. Se vi piace il genere non butterete via i vostri soldi. Buona lettura.

Beatrice è tornata (Parte II)

Questa è la seconda e non ultima parte scritta da me del racconto “Beatrice è tornata” iniziato da Andrea Pascariello sul suo blog. La prima parte la trovate qui: http://andreapascariello.wordpress.com/2011/10/10/beatrice-e-tornata/.

Ma la nebbia si diradò presto lasciando intravedere la sagoma di un auto in arrivo dal vialetto che dava sul piazzale antistante la veranda. Solo pochi secondi e l’auto fu a pochi metri da loro, un’Alfa Spider Duetto del ‘72 nella quale scorsero la figura inconfondibile di Beatrice e quella di un uomo che non avevano mai visto prima.

“Beatrice!” disse l’uomo mentre la ragazza aveva già afferrato la maniglia per scendere “Mi raccomando, lo sai che Lui ha bisogno di te, sei indispensabile, ricordatelo.” Beatrice rispose semplicemente con un cenno della testa e si avviò decisa verso  i genitori che l’attendevano, ormai ansiosi, in piedi davanti casa.

“Beatrice ma ti rendi co…” esordì il padre andandole incontro. “Papà, ti prego, non ho voglia di parlare adesso.” rispose evitandolo e regalandogli poco più che uno sguardo freddo. Si diresse invece verso la madre ancora immobile davanti alla porta aperta, incapace di reagire in alcun modo, combattuta com’era, tra la gioia di vederla e l’ansia di sapere cosa le fosse successo. Ma era presto per le spiegazioni, presto per chiederle e presto per riceverle ma di lì a breve sarebbe stato tutto più chiaro, tutto avrebbe acquistato un senso e avrebbero scoperto a loro spese perché d’improvviso, in quella fredda mattina d’autunno, Beatrice era tornata.

Continua a breve su: http://andreapascariello.wordpress.com/

Senza fiato

Non era possibile, era ancora lì, quella voce, quei passi pesanti alle sue spalle. Aveva corso, corso, a perdifiato, ed ora era ferma, stremata, piegata, con le mani sulle ginocchia e il mento schiacciato sul petto. Ora sembrava ritornato il silenzio, solo il suo respiro ansante e le orecchie  che le fischiavano per lo sforzo gli unici rumori che sentiva. Non un’anima in quella sera di novembre. Che lui avesse rinunciato, che l’incubo fosse finalmente finito spazzato via dal quel vento freddo che l’aveva fatta stringere, d’istinto, nel suo cappotto di panno. I battiti iniziarono a rallentare, si guardò intorno per un’ultima volta per essere sicura che fosse sola quando…<<Marina!>>. Ancora quella voce, poco più che un sussurro ma così distinto come se fosse stato pronunciato da qualcuno a due passi da lei, ma non vedeva nessuno, solo ombre per le mille stradine che davano sulla piazza semi illuminata. Ricominciò a correre e il suo grido di aiuto riecheggiò per la piazza deserta senza ottenere risposta.

E Marina corse, corse, corse fino allo stremo, corse finché la gola non gli si strinse a tal punto da non farla quasi più  respirare, corse finché all’improvviso, di colpo…

…continua su http://andreapascariello.wordpress.com/2011/10/05/senza-fiato/

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