Il mondo attraverso i miei occhi

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Resto a Roma

I più attenti di voi ricorderanno il successo, l’anno scorso, di Ostia beach, parodia ufficiale firmata Radio Globo del tormentone di Alexandra Stan Mr. Sexobeat.

Ebbene anche quest’anno l’appuntamento non è stato mancato e Radio Globo (una popolare radio romana) sforna la versione capitolina di Endless summer della quale tra l’altro parlavamo nell’articolo precedente, che per l’occasione prende il titolo di “Resto a Roma (me conviene)

A dimostrazione di quello che è stato il successo dello scorso anno e di quanto si punti su questa nuova canzone, nel video che l’accompagna  c’è la partecipazione straordinaria di Carlo Verdone.

L’attore e resgista romano impersona Enzo, in due apparizioni all’inizio e alla fine del video, il “piacone” del film Un sacco bello del 1980, perennemente in cerca di compagnia (con scarso successo) per un viaggio “avventuroso”.

Ancora una volta lo staff di Radio Globo segue la scia dei successi internazionali per creare le sue, alla luce dei fatti, riuscite parodie sfruttando a pieno l’enorme potenzialità di Youtube per la loro diffusione.

A voi giudicare la riuscita dell’esperimento che vale se non altro per la partecipazione del mitico Verdone.

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Olivetti. Possibile oggi?

Oggi vi voglio parlare di un personaggio che mi ha sempre affascinato per le sue idee. Si tratta di Adriano Olivetti padre dell’omonima azienda informatica italiana che diede alla luce la ormai famosa macchina da scrivere “Lettera 22” e che fece nel corso degli anni, di una piccola azienda di Ivrea un grande impero internazionale.

Non voglio parlare però dei successi e dei fallimenti che nel  corso di una sessantina d’anni (dalla metà degli anni 30 circa in poi) portarono la Olivetti dal successo internazionale al fallimento (ora è del gruppo Telecom), quanto  dell’idea di azienda che aveva Adriano Olivetti.

Adriano creò un’ azienda incentrata sull’uomo, dove il lavoratore per essere produttivo non doveva sentirsi alienato ma coinvolto, parte di un progetto comune. Creò vari servizi per i propri dipendenti come asili nido, ambulatori medici, biblioteche, mense, concedeva agli operai delle pause dal lavoro per accrescere la loro cultura. I suoi salari erano in media più alti del 20% e alle donne è concessa una maternità retribuita di nove mesi (quasi il doppio di oggi).

Nelle fabbriche prevalica il vetro perchè il lavoratore deve sentirsi avvolto dalla luce, commissiona opere d’arte inserite anche in fabbrica e costruisce alloggi per i dipendenti.

Nonostante tutti questi investimenti l’azienda cresce a ritmi vertiginosi fino a competere a livello internazionale anche dopo la scomparsa di  Adriano stesso.

Io sono stato in un certo senso partecipe di tutto questo in quanto mio padre vi ha lavorato per 35 anni e vi posso assicurare che anche negli anni ’70 lavorare in Olivetti era un vanto.

Ma da tutto ciò scaturisce una riflessione: ai tempi di Marchionne e del lavoratore diventato un numero di matricola può ancora esistere un imprenditore e una concezione del lavoro come questa?

Quanti di noi, a prescindere da cosa ci occupiamo, andrebbero più volentieri a lavoro sentendosi considerati, ascoltati, partecipi.

Forse non tutto oggi potrebbe essere realizzabile ma una cosa è certa non può sempre prevalere la logica del profitto.

Meditate gente…meditate.

Ora per gli approfondimenti vi lascio alla puntata che su Olivetti ha fatto la Rai all’interno del programma La Storia Siamo Noi dove tutto è spiegato in modo senz’altro più esaustivo del mio.

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=312

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