Il mondo attraverso i miei occhi

Articoli con tag ‘lavoro’

Alfano sull’Art.18

Generalmente non tratto di politica e non è proprio un argomento da sere di agosto. Oggi però non resisto e ne parlerò brevemente.

Ma è possibile che un leader dell’attuale maggioranza quale Angelino Alfano (Ncd) non riesca a trovare migliore soluzione per il problema del lavoro in Italia se non la sospensione dell’Art.18 dello Statuto dei lavoratori (quello che regolamenta e disciplina il licenziamento e che in sostanza permette di licenziare solo a fronte di una giusta causa) per 3 anni per i neo assunti?

Articolo 18E’ possibile che l’unica strada che si riesce a pensare è sempre quella della privazione delle tutele? E’ possibile che chi si avvicina al mondo del lavoro debba abbinare alla precarietà ulteriore precarietà e sospensione del diritto? Fortunatamente l’altra parte della maggioranza (Pd) sembra non essere d’accordo con la proposta e in effetti nemmeno le aziende chiedono questo.

Non si tratta di trincerarsi dietro totem anni ’70 (come Alfano ha definito l’Art.18) ma non si può pensare che sia questa la ricetta per risolvere i problemi di lavoro e imprese. Continuo a sostenere che l’aumento di occupazione non passa per la cancellazione di tutti i diritti ottenuti e a fatica conservati negli anni. Tutto questo senza contare che già Renzi mesi fa ha tolto l’obbligo di indicare la causale dei contratti a termine fino a 36 mesi, altro campo libero lasciato alla precarietà.

Voi che ne pensate?

Vestiamoci di lusso

Quante volte, specialmente voi donne, siete rimaste decine di minuti in piedi davanti all’armadio pronunciando la fatidica frase: “E adesso cosa mi metto?”. Non parliamo poi se dovete scegliere cosa indossare per un’occasione importante.

Ebbene un certo Pankaj Parakh, magnate del settore tessile in India, ci ha messo poco a decidere cosa indossare per il suo 45esimo compleanno e si è fatto fare su misura un indumento molto particolare: una camicia interamente d’oro del valore di ben 170.000 euro.

camicia d'oroSe pensavate che la vostra sgargiante camicia a fiori dell’estate scorsa fosse qualcosa che si facesse notare, ricredetevi. Il nostro magnate del tessile non è passato certo inosservato in giro per la sua città natale Yevla, nello stato del Maharashtra in India e per stare tranquillo è sempre scortato da quattro guardie del corpo (a guardia del corpo o della camicia? Mah!).

Il sig. Parakh ha dichiarato che la sua passione per l’oro risale a quando era piccolo e che era abbastanza ovvio che per il suo 45esimo compleanno si regalasse qualcosa fatto con il prezioso metallo. Aggiunge che non è per niente pesante da indossare (pesa circa 4 chili) ed è persino facile da lavare e rammendare. Che fosse un lavoro fatto bene lo si poteva immaginare visto che per realizzarla ci sono voluti 20 artigiani e ben 3.200 ore di lavoro.

In India l’oro è un vero e proprio status symbol e si stima che nel paese ne siano più di 20 le tonnellate in mano ai privati.

E adesso non dite che non vi ho dato un’idea originale per l’estate.

Meditate gente…meditate.

Italia si, Italia no. Rapporto Istat 2012

Ed anche quest’anno arriva il consueto rapporto annuale dell’Istat che fotografa la situazione economica del nostro paese.

Senza stare qui a snoccialare percentuali, quella che traspare è un’ Italia ancora lontana da essere quella nazione moderna e pronta a farla da protagonista sulla scena europea.

Innanzitutto i  giovani sembrano avere ancora vita difficile e i tempi per la loro realizzazione lavorativa e personale si allungano. A quanto riferisce il nostro istituto di statistica, l’età di uscita dal nucleo familiare aumenta e quasi la metà dei giovani tra i 25 e i 34 anni è ancora a casa con i genitori. La difficoltà nel trovare lavoro ne  è senz’altro uno dei motivi  ma probabilemte sono anche cambiate le aspettattive dei giovani stessi che, avendo mediamente un’istruzione superiore rispetto a prima, tendono ad aspettare il lavoro che considerano migliore. Lavoro che, dice sempre il rilievo dell’Istat, coinvolge ancora troppo poco le donne, solo una su tre. Come noi in Europa riesce a fare solo Malta.

In parte legato anche alla mancanza di lavoro c’è anche il dato che vede in calo il numero dei matrimonie e di questi quelli con figli. Minor tempo da dedicargli? Vita frenetica? Reticenza ad assumersi responsabilità? Crisi economica? Non so, ma sta di certo che solo il 33,7% delle coppie sposate lo è con figli. A dipetto di questo non manca l’aumento delle separazioni e il moltiplicarsi delle famiglie “atipiche” (single con bambini; coppie conviventi).

Ad un generale aumento della ricchezza del paese fa da contraltare l’effettivo impoverimento delle famiglie italiane dovuto tra l’altro alla pressione fiscale e al dirottamento all’estero dei profitti personali, per quanto riguarda immigrati che inviano denaro all’estero, e d’azienda per quanto riguarda le multinazionali che li imitano seppur a livello superiore.

Poveri risultano essere anche i servizi offerti al cittadino soprattutto (e me ne dispiace!) nelle regioni del Mezzogiorno, dove è ancora poco quello che si destina, ad esempio, ad asili nido e disabili. Purtroppo assistiamo ancora ad un’Italia a due velocità e aggiungerei non certo per colpa dei cittadini.

Le previsioni, secondo l’istituto di statistica, non sono rosee nemmeno per il prossimo futuro e l’Ocse, l’organizzazione che raggruppa i 34 paesi a economia avanzata, sostiene che il nostro paese raggiungerà l’effettivo pareggio di bilancio solo nel 2014.

Staremo a vedere e nel frattempo incrociamo le dita.

Meditate gente…meditate.

Svizzera dice No a 6 settimane di ferie

Strano ma vero, come dice il vecchio adagio. Sarà pure strano per noi ma in Svizzera ad un recente referendum federale circa il passaggio da4 a6 settimane minime di ferie l’anno i cittadini si sono pronunciati con un secco No.

 Il referendum era stato proposto dai sindacati, da alcuni partiti della sinistra e dai movimenti giovanili ed era stato giustificato dal presunto crescente stress dei lavoratori elvetici. Ma stranamente, almeno per noi visto che l’esito era stato previsto dai sondaggi della vigilia, le due settimane di ferie in più non hanno allettato i nostri vicini d’oltralpe che tra l’altro non sono nuovi a risultati del genere. Infatti negli ultimi decenni, precisamente nel 1985 e nel 2002, i cittadini svizzeri si sono sempre espressi negativamente su azioni simili riguardanti diminuzione ore lavorative (ora 40-42) e aumento di giorni di settimane di ferie (oggi 4 settimane minime ma con molti contratti che ne concedono di più). In questa occasione i cittadini hanno bocciato la proposta con un secco 66,5% di voti sfavorevoli giustificati dalla paura (almeno secondo i partiti che si sono opposti alla proposta) di un calo di competitività del paese.

Oltre che su questo quesito, gli svizzeri si sono espressi contrari al prezzo unico dei libri e favorevoli al limite di costruzione (fissato al 20%) delle seconde abitazioni. Nel solo cantone di Zurigo, i cittadini hanno votato a favore dell’allestimento di una zona per prostitute da strada equipaggiata con box. Sostanzialmente qualcosa di simile alla proposta fatta a Napoli della quale vi parlavo il mese scorso che offre la possibilità, a chi vuole appartarsi con una prostituta in macchina, di poterlo fare in un box chiuso all’interno di un’aria attrezzata.

Certo fa pensare che in paese si possa rifiutare di avere due settimane di ferie in più ma può anche renderci palese il rapporto diverso che questo popolo ha con il lavoro rispetto a noi. Poi probabilmente ci sarebbero aspetti più sottili da analizzare per giustificare tale scelta. Resta il fatto che seppur siano stacanovisti, questi svizzeri hanno davvero le idee chiare quando si tratta di stare comodi anche quando si va a fare all’amore con le gentili signorine.

D’altronde il nesso tra le due scelte referendarie è chiaro: chi non lavora non fa l’amore.

Meditate gente…meditate.

Dolce dormire (e non solo ad aprile)

Negli ultimi anni ho un rapporto un po’ particolare con il sonno. Per lavoro non ho sempre un orario preciso per andare a letto o alzarmi la mattina, e mi ritrovo a dormire a volte quelle 3-4 ore, a svegliarmi alle 3.30 del mattino o andare a letto all’1. Questo quando mi va bene e non lavoro di notte. Due le condizioni in cui sono solito trovarmi:

  • Il tossico:

quando ad occhi aperti sogno e pregusto il momento in cui mi troverò disteso sul letto, magari sotto le coperte al caldo quando fuori è freddo, lasciandomi andare tra le braccia di Morfeo. Peccato che la maggior parte di queste volte sia a lavoro e quasi mi senta come un drogato in crisi di astinenza che darebbe qualsiasi cosa per una dose; si una dose di gustosissimo e inebriante sonno.

  • Lo zombie:

ultimamente poi, con le due bambine piccole, mi ritrovo a vagare per casa come uno zombie, in piena notte, con una delle due in braccio facendo fatica per non andare a sbattere. “Si è svehragghata la graght!” farfuglio a mia moglie, cercando di farle capire qualcosa, ma ci rinuncio quando mi risponde con un secco “eerggh!” e capisco che anche lei, magari con l’altra in braccio, è nella mia stessa condizione.

Dove sono finite le maratone del sonno? Chi si è portato via quelle mattine intere con la tapparella abbassata e tua madre che sussurra a tuo padre: “Shhh! Zitto che sta dormendo.” Mi sembra passato un secolo.

In ogni modo, se vedete che vi osservo, che sembro non capire quello che dite ma annuisco inebetito con le palpebre semi abbassate, sappiatelo, ho una delle mie crisi di sonno.

Sorry!

Olivetti. Possibile oggi?

Oggi vi voglio parlare di un personaggio che mi ha sempre affascinato per le sue idee. Si tratta di Adriano Olivetti padre dell’omonima azienda informatica italiana che diede alla luce la ormai famosa macchina da scrivere “Lettera 22” e che fece nel corso degli anni, di una piccola azienda di Ivrea un grande impero internazionale.

Non voglio parlare però dei successi e dei fallimenti che nel  corso di una sessantina d’anni (dalla metà degli anni 30 circa in poi) portarono la Olivetti dal successo internazionale al fallimento (ora è del gruppo Telecom), quanto  dell’idea di azienda che aveva Adriano Olivetti.

Adriano creò un’ azienda incentrata sull’uomo, dove il lavoratore per essere produttivo non doveva sentirsi alienato ma coinvolto, parte di un progetto comune. Creò vari servizi per i propri dipendenti come asili nido, ambulatori medici, biblioteche, mense, concedeva agli operai delle pause dal lavoro per accrescere la loro cultura. I suoi salari erano in media più alti del 20% e alle donne è concessa una maternità retribuita di nove mesi (quasi il doppio di oggi).

Nelle fabbriche prevalica il vetro perchè il lavoratore deve sentirsi avvolto dalla luce, commissiona opere d’arte inserite anche in fabbrica e costruisce alloggi per i dipendenti.

Nonostante tutti questi investimenti l’azienda cresce a ritmi vertiginosi fino a competere a livello internazionale anche dopo la scomparsa di  Adriano stesso.

Io sono stato in un certo senso partecipe di tutto questo in quanto mio padre vi ha lavorato per 35 anni e vi posso assicurare che anche negli anni ’70 lavorare in Olivetti era un vanto.

Ma da tutto ciò scaturisce una riflessione: ai tempi di Marchionne e del lavoratore diventato un numero di matricola può ancora esistere un imprenditore e una concezione del lavoro come questa?

Quanti di noi, a prescindere da cosa ci occupiamo, andrebbero più volentieri a lavoro sentendosi considerati, ascoltati, partecipi.

Forse non tutto oggi potrebbe essere realizzabile ma una cosa è certa non può sempre prevalere la logica del profitto.

Meditate gente…meditate.

Ora per gli approfondimenti vi lascio alla puntata che su Olivetti ha fatto la Rai all’interno del programma La Storia Siamo Noi dove tutto è spiegato in modo senz’altro più esaustivo del mio.

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=312

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