Il mondo attraverso i miei occhi

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#A lucky man

Stasera volevo scrivere un po’, qualcosa di leggero, giusto per distrarmi un po’ prima del termine di questa lunga giornata.

Poi però accendo la tv e scopro che c’è stato un altro attentato di matrice terroristica questa volta  a Berlino: un camion si precipita sulla folla intenta a fare compere in un mercatino di Natale. Bilancio provvisorio 9 morti e almeno 50 feriti.

Di nuovo l’orrore entra nelle nostre case. E dire che solo poche ore fa alla radio avevo appreso dell’uccisione in Turchia dell’ambasciatore Russo per mano di un esaltato al grido di: “Noi moriamo ad Aleppo , tu muori qui“.

Insomma orrore su orrore che si somma a quello che, diciamoci la verità, tra un centro commerciale e un pensierino di Natale, facciamo finta di non vedere: le assurdità di una guerra in Medioriente che sta facendo metastasi ormai anche in Europa.

Certo è strano come fatti del genere ci facciano come ritornare il senno e renderci conto di quello che accade ogni giorno moltiplicato per cento, ad esempio in Siria.

CHE ORRORE!

guerraE non voglio certo fare il moralista quando anche io ammetto la colpa di voltare lo sguardo di fronte a tante atrocità, per non rendermi ancora conto di quanto è piccolo l’uomo, quanto ognuno di noi, fortunati, preferisca continuare a vivere tranquillamente, senza neppure approfondire. Nessuno vuole rischiare di sprofondare nell’angoscia e portare il gravoso fardello della consapevolezza. E’ Natale, bisogna festeggiare.

E allora con un po’ di tristezza preferisco chiudere qui, senza avere una soluzione a tutto questo, senza voler propinare consigli o sparare sentenze.

Ed anche io, ritorno alla mia quotidianità, vivendo tutto come un semplice spettatore di un film dell’orrore, sentendomi forse un po’ più fortunato nel dover pensare solo ai regali di Natale.

Forse anche io, nel mio  piccolo…colpevole.

Meditate gente…meditate.

 

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Sensi

Ahmed si alzò dalla branda quando sentì un raggio di sole riscaldargli tiepidamente la guancia. Era mattina sentenziò. Si alzò e si avviò come sempre cauto verso l’altra parte della stanza dove sapeva ci fosse il catino con l’acqua. Non poteva sentirne lo scrosciare quando le sue mani vi si immersero decise ma era fresca e assaporò per un attimo il piacere di sentirla scorrere tra le dita.

Ahmed aveva imparato ad apprezzare anche solo questo dopo che una granata esplosagli accanto lo aveva privato della luce e dei suoni. Era stato un miracolo che fosse ancora vivo, e sopravvivere lo era stato ancora di più, lì, con la guerra, in quel piccolo villaggio ai confini del deserto.

La gente lo aveva aiutato anche se stranamente ancora doveva avvertire la presenza di Aziz che di solito veniva a controllare al mattino se tutto fosse a posto.

Si avviò verso l’altra camera in cerca di una sedia e ne percepì l’odore, del legno vecchio inumidito dalla fredda notte sahariana. Ne afferrò una e riconobbe subito che era la sua preferita, con lo schienale ruvido  e nodoso e la seduta che per miracolo aveva conservato un po’ di imbottitura ancora vagamente soffice al tatto. Prese dalla tavola vicino una manciata di datteri e ne  sentì in  un attimo il  dolce sapore, li lasciò poi sciogliere lentamente in bocca.

Con la sedia tra le mani, a memoria raggiunse la porta e si sedette sull’uscio che dava sulla strada polverosa. Strano fu anche non sentire nelle narici e nella bocca i piccoli granelli di polvere che vi si insinuavano al passare delle auto, ma forse era ancora troppo presto.

Ahmed restò lì seduto a sentire il vento che gli sfiorava la pelle e portava con se uno strano odore che forse aveva ormai dimenticato,  avrebbe aspettato chi gli dava aiuto, come tutti i giorni, su quella vecchia sedia. Peccato che i suoi occhi spenti e le sue orecchie mute non potessero rivelargli che tutto intorno a lui era distrutto: case, strade, solo macerie su macerie dopo la notte passata sotto i colpi di mortaio.

 E Ahmed, vivo ancora per miracolo, avrebbe aspettato… aspettato… aspettato… invano.

di Luigi Tabarro

Fonte : http://www.flickr.com © Marius Arnesen

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