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Beatrice è tornata (Parte IV)

Questa è la quarta e ultima parte scritta da me del racconto “Beatrice è tornata” iniziato da Andrea Pascariello sul suo blog. La terza parte la trovate qui: http://andreapascariello.wordpress.com/2011/10/12/beatrice-e-tornata-parte-iii/

La serata trascorse serenamente e gran parte della diffidenza del conte e della duchessa era svanita sotto i colpi della dialettica sempre più coinvolgente e ammaliatrice di De Lacroix. Beatrice sembrava ipnotizzata dal carisma dell’uomo e la madre glielo leggeva negli occhi mentre la osservava cercando di capire se quella bravata era stata dettata davvero da un sentimento profondo. Erano ancora le undici quando le due donne  si congedarono e si ritirarono nelle rispettive stanze da letto.

“Allora signor De Lacroix, finalmente soli” esordì il conte raggiungendo il carrellino dei liquori “Gradisce un brandy?” concluse mentre già riempiva i bicchieri di due dita del liquido ambrato.

“Volentieri.” rispose De Lacroix con un sorriso accennato.

I due si accomodarono su due poltrone che riempivano un angolo della sala, proprio di fianco al vecchio orologio. Passarono qualche minuto a sorseggiare il liquore quando finalmente il conte ruppe il silenzio e fece la domanda che De Lacroix si aspettava facesse. “Senta, lei probabilmente saprà quanto la nostra famiglia ha da sempre tenuto a mantenere le tradizioni, e le sembrerà strano ma anche il fatto di studiare nei migliori collegi del mondo è una di quelle. Lei è consapevole di quale responsabilità si è preso trascinandola via con se?” chiese il conte pronunciando con un crescendo le ultime parole.

“Beatrice è stata per me come un fulmine a ciel sereno, l’ho sempre cercata, anche prima di averla conosciuta e farò di tutto per dimostrarle quanto tenga a lei.”

Il conte non parve soddisfatto e continuò a tempestarlo di domande seppur con garbo, fino a quando, ormai stanchi dell’estenuante confronto De Lacroix cambiò discorso.

“Bello quest’orologio” esordì indicando il vecchio meccanismo “dove l’ha acquistato?”.

“Non le saprei dire, so solo che appartiene alla nostra famiglia da generazioni e mio nonno mi raccontava da piccolo che era molto prezioso e non dovevo separarmene mai, ma credo si trattasse solo di un valore affettivo, lei può vedere meglio di me che non sembra essere di particolare fattura.” De Lacroix lo osservò attentamente e concluse lapidario “No, ha ragione, non sembra essere nulla di eccezionale, un Lachard del ‘700 come tanti.”

Il conte invitò De Lacroix a fermarsi per la notte, il quale accettò di buon grado, rimanendo felicemente stupito di aver raggiunto così presto parte del suo scopo.

La notte passò lenta e i nobili dormirono profondamente come non mai, fin quando finalmente il conte aprì gli occhi accorgendosi che erano passate le nove del mattino. Strano per lui, abituato com’era ad alzarsi automaticamente tutte le mattine alle otto. Si alzò e si diresse quasi barcollando verso la sala da pranzo per vedere se i domestici avevano lasciato apparecchiato per la colazione, quando si accorse che qualcosa non andava. La tavola non era apparecchiata e c’era uno strano silenzio. Ecco cos’era, non c’erano i rintocchi sordi del vecchio orologio e la parete che l’ospitava era palesemente vuota.

Cos’era successo? Si diresse verso le stanze da letto per svegliare Annalisa che però dormiva profondamente, passò in rassegna le stanze della servitù per trovarsi davanti agli occhi la stessa scena, tutti in preda ad un sonno profondo.  Infine trovò con stupore le stanze di Beatrice e De Lacroix vuote. Nella villa non c’era  traccia di loro e comprese che la figlia e il  collezionista erano fuggiti via portandosi dietro il vecchio orologio dopo aver narcotizzato gli abitanti della villa.

Il paesaggio correva veloce ai lati della spider mentre con i capelli al vento Beatrice e De Lacroix assaporavano già il gusto della loro felice vita insieme, libera da ogni vincolo, soprattutto quello che si sarebbe sciolto consegnando l’orologio al marchese De Cillis.

Tutto era cominciato qualche mese prima, quando De Lacroix aveva accettato da parte del marchese, l’incarico di rubare l’orologio, che in realtà un  pezzo unico, seducendo Beatrice per poter entrare indisturbato nella villa di famiglia. L’inaspettato era successo quando De Lacroix si era innamorato della bellezza e della semplicità della ragazza e quando aveva capito che lei poteva essere davvero la strada per uscire da quella vita di cui ormai era stanco, per iniziare una nuova vita insieme, liberi da ogni etichetta, da ogni gabbia che in modi diversi, gli altri gli avevano costruito intorno. Beatrice era tornata. Si, era tornata a vivere.

In qualche posto, in una villa di campagna il marchese De Cillis assaporava il gusto della vittoria, finalmente si era ripreso quello che era appartenuto alla sua famiglia da generazioni e che era stato la causa della morte del nonno molti anni prima. Il prezioso orologio era stato l’ultima cosa che lo sfortunato nonno aveva perso al tavolo verde con il vecchio conte Ferraris prima di suicidarsi mandando in rovina la loro casata. Il conte però era rimasto scosso dall’accaduto a tal punto che aveva attribuito a quell’orologio un’aurea quasi mistica, non rivelando mai a nessuno quanto fosse prezioso, importante a tal punto da poter cambiare la vita di tante persone, allora come oggi.

FINE

Beatrice è tornata (Parte II)

Questa è la seconda e non ultima parte scritta da me del racconto “Beatrice è tornata” iniziato da Andrea Pascariello sul suo blog. La prima parte la trovate qui: http://andreapascariello.wordpress.com/2011/10/10/beatrice-e-tornata/.

Ma la nebbia si diradò presto lasciando intravedere la sagoma di un auto in arrivo dal vialetto che dava sul piazzale antistante la veranda. Solo pochi secondi e l’auto fu a pochi metri da loro, un’Alfa Spider Duetto del ‘72 nella quale scorsero la figura inconfondibile di Beatrice e quella di un uomo che non avevano mai visto prima.

“Beatrice!” disse l’uomo mentre la ragazza aveva già afferrato la maniglia per scendere “Mi raccomando, lo sai che Lui ha bisogno di te, sei indispensabile, ricordatelo.” Beatrice rispose semplicemente con un cenno della testa e si avviò decisa verso  i genitori che l’attendevano, ormai ansiosi, in piedi davanti casa.

“Beatrice ma ti rendi co…” esordì il padre andandole incontro. “Papà, ti prego, non ho voglia di parlare adesso.” rispose evitandolo e regalandogli poco più che uno sguardo freddo. Si diresse invece verso la madre ancora immobile davanti alla porta aperta, incapace di reagire in alcun modo, combattuta com’era, tra la gioia di vederla e l’ansia di sapere cosa le fosse successo. Ma era presto per le spiegazioni, presto per chiederle e presto per riceverle ma di lì a breve sarebbe stato tutto più chiaro, tutto avrebbe acquistato un senso e avrebbero scoperto a loro spese perché d’improvviso, in quella fredda mattina d’autunno, Beatrice era tornata.

Continua a breve su: http://andreapascariello.wordpress.com/

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