Il mondo attraverso i miei occhi

Crisi o non crisi?


Ora ho capito. La coda per l’aquisto dell‘iPhone è diventata ormai una tradizione, un appuntamento fisso, quasi come Natale, Pasqua, l’alba e il tramonto, qualcosa che succederà a prescindere da tutto.

Come se non bastasse mettersi in coda per spendere minimo 729€ (e fino a 959) per un telefonino, e scusatemi se lo definisco tale, tre tra i maggiori operatori di telefonia mobile, Tim, Vodafone e Tre, hanno deciso di organizzare una sorta di notte bianca dell’iPhone 5. I negozi dei tre gestori sono rimasti aperti fino a notte per permettere ai clienti di acquistare l’agognato oggetto del desiderio allo scoccare della mezzanotte di oggi.

Inutile parlarvi di gente che ha bivaccato per ore in fila davanti agli store e di code lunghissime quasi ovunque. In altri paesi dove il melafonino ha già esordito, è addirittura nata la figura del Line sitter, ossia una persona che mantiene per te il posto in fila ad un costo che va dai 40 ai 150$ al giorno.

A questo punto la riflessione viene spontanea: e la crisi? Potrei pensare che sia solo un’illusione, che sia solo per alcuni ma poi ho realizzato che forse anche la crisi è un concetto relativo. Per alcuni, forse molti, la crisi è non riuscire ad arrivare a fine mese pur vivendo “al minimo”; per altri è non poter andare a cena fuori; per altri ancora e non riuscire ad andare in vacanza o farsi qualche week end fuori porta.

Ovviamente collegato al concetto di crisi c’è quello di rinuncia, per cui  alcuni possono sentire la crisi semplicemente per il fatto che debbano rinunciare a qualcosa, anche se magari quella cosa sia assolutamente futile. Magari chi si è messo in fila per l’iPhone ha preferito rinunciare ad altro per quello che magari considera più importante.

In ogni modo credo che, finquando assisteremo a scene del genere non potremmo parlare di crisi, almeno a livello generalizzato, ma dovremmo dire più correttamente che facciamo delle rinuncie. La vera crisi allora e quella di pochi, almeno nel nostro emisfero. E’ quella di chi non ha un lavoro ma ha una famiglia sulle spalle e un affitto da pagare; di chi non ha un tetto sulla testa; di chi va alla mensa della Caritas per mangiare un boccone. E’ quella di tanti anni fa quando si faticava per comprare da mangiare; quando c’era il vestito della domenica; quando vacanza significava una domenica su di una spiaggia libera.

Fin quando potraemo permetterci un telefonino, anche il meno caro, fin quando avremo il lusso di scegliere quale marca comprare, aprire il frigorifero e decidere cosa cucinare, fin quando potremo permetterci un tetto sulla testa e l’armadio pieno, allora quella non sarà vera crisi.

Meglio analizzare bene quello che abbiamo prima di gridare al vento la tanto abusata parola. Io sto imparando a farlo e spesso davvero riesco a dirmi quanto sono fortunato, crisi o non crisi.

Meditate gente…meditate.

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Commenti su: "Crisi o non crisi?" (2)

  1. Silvia ha detto:

    Questa è l italia…che tristezza!!

    • Probabilmente dipende anche da una crisi (questa volta si) dove magari un ragazzo invece di investire i propri risparmi per un progetto serio (corsi, risparmio, investimento) pensa che il massimo della vita sia avere per primo l’iPhone. Poi per quelli che ne hanno davvero tanti, allora è un altro discorso.

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